Crescono sul piatto di Stefano Carbone gli ingredienti PTG

Crescono sul piatto di Stefano Carbone gli ingredienti PTG

Stefano Carbone è un chef di origini pugliesi, dal marcato accento del Sud, di “soli 30 annI”. Le virgolette per noi di PTG sono d’obbligo, l’Italia come paese per giovani non si sta guadagnando molta credibilità, ci piace ricordare che i grandi nomi del passato in arte, musica, impresa, e “chi ne ha più ne metta” hanno realizzato gran parte dei loro fallimenti e successi in quella che oggi viene vista l’età per iniziar a far qualcosa.

Il caso di Stefano crediamo sia una prova di grande abilità, fatta di esperienza vissuta grazie anche alla passione nata in gioventù, in un settore ancora da comprendere bene nel Belpaese: la cucina moderna, innovativa, creativa.

Noi che desideriamo le tradizioni, la genuinità, la cultura del benessere e l’impresa sostenibile

qualcosa da dire l’abbiamo ma, forse, non è quello che ti aspettavi…

Stefano, il Coraggio di stupire

“La parmigiana al quadrato”: polvere di pane al basilico, melanzane fritte, salsa di pomodoro, spuma di parmigiano, schiuma di latte di bufala

Partiamo da un assunto: che l’Italia sia il luogo della “cucina della mamma” è anche una delle nostre convinzioni. La cultura del cibo è giusto (anzi per noi è obbligo) che offra tradizione, cultura, ricerca della materia prima testimone del grande talento produttivo. In fondo noi di PTG esistiamo anche per questo: rifornire ristoranti di materie prime eccelse, lasciando che sia il prodotto a parlare.

Le considerazioni però non sono finite qui; se parliamo di ristorazione abbiamo qualche domanda che crediamo sia sano porsi:

  • Quante volte incontriamo ristoratori che promettono cura nelle materie prime e poi devono usare grassi, sale ed insaporitori per esaltare una “natura morta pagata poco”?

  • Quante volte un vero piatto tradizionale al ristorante arriva alla qualità casereccia?*

  • Quali sono i metodi per attrarre, dialogare col mondo, creare contatto e cosa definisce un’offerta completa, capace di soddisfare lo scopo per cui si apre un ristorante?

    Di questi aspetti della ristorazione ad oggi in Italia ne parleremo in un altro articolo, continua a seguirci ed iscriviti alla newsletter per aggiornamenti, di base riassumiamo come mai oggi lasciamo spazio a Stefano:
  1. Aldilà della formula ristorativa, il Made in Italy deve saper vendersi in tutti i contesti, altrimenti l’indotto va ad imitazioni, etichette non rappresentative o nel cassetto del mancato guadagno;
  2. La cucina moderna e creativa è da giudicare dopo averla conosciuta, si fa presto a dire “voglio solo le tagliatelle” se immaginiamo il paragone con un piatto che costruisce un percorso di 10 o più portate, allora prendiamo un decimo di tagliatelle per il confronto;
  3. Non è mai solo visivo, olfattivo o gustativo il risultato. La capacità di rimanere nelle emozioni e nei ricordi è un insieme di cose. Scorrendo il profilo di Stefano vedrete anche idee che ricordano altri grandi chef, ma la resa finale è spiccatamente caratterizzata, personale e speriamo di presentarvi presto la sua unicità all’interno dei nostri eventi;

Signore e Signori, vi presentiamo quindi il piatto dello chef Stefano Carbone, creato per Push The Green con i prodotti del nostro servizio di frutta e verdura a domicilio:

https://www.instagram.com/p/BTEw31mjBhV/

*Su questo faccio un appunto: da tosco-romagnolo i miei cappelletti fatti in casa sono con Parmigiano, Pecorino di Pienza e Ricotta da 18 euro al chilo. Il brodo è rigorosamente di cappone, con ricetta centenaria. Per arrivare questa formula in un ristorante partiamo da 20 euro al piatto. Ma parliamo di Stefano..

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