Articolo “Il cibo biofortificato agronomico è servito”

Articolo “Il cibo biofortificato agronomico è servito”

Proponiamo di seguito l’articolo pubblicato su “La Voce di Romagna” del 2 Ottobre 2016 in prima pagina Economia, si parla sempre più del cibo biofortificato agronomicamente ed è importante per continuare a sensibilizzare sulla problematica della fame nascosta scopri di più

Riscoprire il bello della terra per tornare agli antichi sapori perduti, attraverso la biofortificazione agronomica, una sorta di arricchimento vitaminico negli anni ormai cannibalizzato. Questo l’obiettivo della “Push The Green”, un progetto molto giovane nato a Ravenna da due imprenditori di 31 e 47 anni, Giovanni Missiroli e Marco Dima. Grazie agli studi di un luminare del settore, il professor Pier Giorgio Pifferi di Bologna, pioniere appunto della biofortificazione agronomica, e grazie ad accordi quadro e a investimenti rigorosamente privati, i due giovani imprenditori ravennati puntano ora a costruire una salda rete commerciale, con una decina di cellule, partendo dalla Romagna, per distribuire i prodotti. Figlia di un’epoca satura di aria e cibi inquinati, e di una generazione più consapevole che va riscoprendo il bello nel ‘naturale’ e del benessere (dai prodotti vegani al fitness), la fortificazione biologica una tecnica agricola che prevede l’utilizzo di un fertilizzante fogliare, un concime organico azotato contenente un mix di alghe brune, approvato anche per coltivazioni biologiche. Vengono usati i meravigliosi meccanismi naturali dove è la pianta a veicolare il micronutriente, assorbirlo, dosarlo ed organicarlo, ovvero trasformarlo da inorganico ad un composto biologico, il tutto senza inquinanti e massimo rispetto della terra. Su questo processo il professor Pifferi ha già ottenuto due brevetti, italia e mondo. E ora i due ravennati muovono i primi passi. Il podere di Marco Bergamaschi per il debutto di questi prodotti è stato individuato in collina, a San Savino di Predappio, la sede direzionale per ora resta in via Ravegnana 173 e col metodo del porta a porta (dai privati agli hotel e bar) che, garantiscono i fondatori della “Push The Green”, al consumatore viene offerto a costi al pari del supermercato.

“Sia io che il mio socio – spiega Giovanni Missiroli, che da due anni ha lasciato la sua azienda che si occupava di modelli di business per buttarsi a capofitto in questa avventura – abbiamo un legame forte con l’agricoltura in genere, anche tramandato dai nostri avi -. Nel tempo, incontrando produttori agricoli e studiando il mercato ortofrutticolo, abbiamo capito che sono emersi i fattori che portano un territorio come il nostro a vivere molto spesso di politiche insensate e lontane dal buon senso dell’economia locale, come l’import di prodotti di scarsa qualità. E’ nata da qui la netta volontà di riformare la commercializzazione di questi prodotti, ormai troppo succube di interessi internazionali che non considerano la vera qualità italiana”.

Per questo motivo Push The Green non solo si pone come collettore di interesse e cultura per promuovere la biofortificazione agronomica, ma ha avviato un modello chiamato Distribuzione Territoriale Organizzata: un modo di competere nella logistica avanzata e sfruttare la tecnologia per vendere e evitare sprechi, ma fatta a cellule territoriali dove consegnano frutta e verdura a domicilio di stagione, a filiera corta, raccolta matura e coltivata su terreni e con metodi sani. Il tutto per uso familiare, domestico oppure anche bar, ristoranti e locali in genere. Il messaggio che lanciano è chiaro: 

“Tu cambi il mondo” attraverso le tue piccole scelte. Oggi grazie alla tecnologia – aggiunge Missiroli – il business ascolta molto di più le scelte di acquisto. Pensiamo a cosa è successo con i vegetariani oppure con il recente olio di palma. I nostri agricoltori non devono arrendersi all’imposizione di mercato, perchè siamo noi stessi cittadini tramite la nostra domanda a controllarlo. Troppo spesso siamo stati presi in giro con marchi e certificazioni che non vengono rispettati, mentre un modello vicino alle persone di fare micro-impresa è la chiave per tornare a produrre alimenti genuini, ricchi, gustosi e che garantiscano l’accesso alle nostre migliori risorse fisiche ed intellettive”.

Lontani dagli estremismi, e con i ‘piedi per terra’, il progetto dei due ravennati puntano in alto. “Noi abbiamo le idee chiare su dove arrivare – chiosano i due fondatori -: siamo per la filiera corta, oltre al chilometro zero. I nostri clienti non sono per lo più vegani o vegetariani, ma gente comune che mangia di tutto, baristi che quando mettono una fettina di limone in una bevanda, non vogliono vedere la patina della cera non edibile. Sappiamo che senza la commercializzazione la ricerca non fiorisce, e ora lavoriamo su questa anche in onore agli studi del professore Pifferi, ormai quasi novantenne”.  Dal riso alla soia, dal kiwi al grano, dall’uva, dalla lattuga, fino ai fagioli: tutto, rassicurano i due soci, grazie alla biofortificazione agronomica guadagna in gusto, resa e proprietà nutritive. E per dimostrarlo, si organizzano già incontri con ‘degustazioni alla cieca’. Il prossimo in calendario è l’8 ottobre al Caffè letterario di Ravenna ed alla conferenza di Giovinbacco 2016 alla sala spadolini della biblioteca oriani il 22 Ottobre alle 16:30.

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